Digiuno intermittente, OMAD
Nei protocolli per il digiuno intermittente giornaliero questo è il più estremo, OMAD sta per One Meal A Day, cioè un pasto al giorno, per cui protrarremo il digiuno notturno per 23 ore per poi fare l'unico pasto della giornata in un ora.
Per alcuni questa è divenuta una vera e propria filosofia di vita, e mantengono questo protocollo per lungo tempo, ma a meno di non essere degli Highlander, è un ottimo metodo da utilizzare al massimo due o tre volte al mese insieme agli altri protocolli, senza esagerare perché mangiare un solo pasto che abbia tutti i nutrienti e le calorie necessarie è quasi impossibile, a meno che non mangiamo del cibo spazzatura, allora arrivare alle calorie giuste diventa molto più semplice, ma non è certo quello che stiamo cercando.
Vi sembrerà strano, ma provate a mangiare 2500 calorie di cibi sani, sono davvero una quantità elevata di cibo, vi riempirete presto ed è possibile che non riusciate a finire tutto il pasto, ve lo garantisco. Ecco perché combinare perfettamente digiuno e nutrienti con questo protocollo è un vero incubo.
Per inserirlo nella nostra settimana di digiuno intermittente conviene calcolare un minor deficit calorico durante gli altri giorni per non scendere troppo nelle calorie settimanali, in questo modo ne sfrutteremo tutti i benefici.
Perché la OMAD? presto detto, come abbiamo già visto in un altro articolo, il digiuno prolungato nella giornata mette in moto dei meccanismi che ci aiutano a utilizzare non solo gli zuccheri nel sangue come fonte di energia, già dopo 12 ore questi sono esauriti e il nostro corpo attingerà alle riserve di grasso per nutrirsi. Con il passare delle ore vengono messi in atto altri adattamenti, probabilmente profondamente radicati nella storia della nostra evoluzione come esseri umani, che sono andati perduti con l'arrivo del benessere e del cibo a disposizione in ogni ora della giornata, mentre per millenni siamo stati abituati a fare un pasto al giorno alla fine della caccia o del raccolto magari, con l'industrializzazione anche alimentare, questo non è stato più cosi, almeno negli ultimi 100 anni, un cambiamento troppo repentino quindi, al quale il nostro corpo non è abituato e chi ci porta ad essere sempre "malati" anche per colpa di quello che mangiamo.
Il nostro corpo sa quello che deve fare per sopravvivere anche senza il nostro apporto, e così come abbassa i suoi livelli energetici se pensa di essere in un periodo di carestia, allo stesso modo sa come fare per andare avanti se il digiuno si protrae solo per delle ore.
Ecco che inizia a nutrirsi degli scarti che produciamo, delle cellule malate che non funzionano correttamente e che infiammano il nostro organismo, e al contempo le rimpiazza con cellule nuove, un vero e proprio processo di ristrutturazione interna che ringiovanisce le nostre cellule creandone di nuove. E questo è scientificamente provato, e viene definito con il nome di Autofagia, ricerca che ha permesso al biologo cellulare giapponese Yoshinori Ohsumi di vincere il Nobel nel 2016.
Una rigenerazione cellulare complessa permessa da un unico semplice metodo, il digiuno


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